Corpo fruttifero VS micelio

Per anni, un unico dibattito ha dominato la categoria dei funghi funzionali: gli integratori di qualità richiedono necessariamente il corpo fruttifero, oppure anche il micelio merita di essere considerato?

Spesso, per rendere l’idea del funzionamento dei funghi, si usa un’analogia con le piante: il micelio come “radici” e il corpo fruttifero come “frutto”. È un’immagine suggestiva, ma biologicamente fuorviante.

Micelio e corpo fruttifero non sono due organi diversi, ma due fasi dello stesso ciclo vitale. Entrambi sono costituiti da cellule filamentose chiamate ife; in sostanza, il corpo fruttifero è micelio “impacchettato” in una forma più compatta e specializzata.

Un piccolo frammento di corpo fruttifero, posto su un substrato adatto, può infatti dare origine a nuovo micelio. Nella maggior parte della sua esistenza, il fungo vive proprio come micelio: una rete di filamenti ramificati che esplorano il substrato, lo digeriscono e lo difendono da competitori come altri funghi, batteri e insetti.

Privi di difese fisiche come cuticole spesse o spine, i miceli ingaggiano una vera e propria “guerra chimica” con l’ambiente, producendo un ricco cocktail di metaboliti secondari per proteggersi. È proprio questa necessità difensiva a renderli così interessanti dal punto di vista biochimico.


Chi dei due vince in micoterapia?

Questo non rende il micelio automaticamente “migliore” del corpo fruttifero. A seconda della specie, è il corpo fruttifero a sintetizzare composti specifici: pigmenti per proteggersi dalla luce solare, sostanze per scoraggiare la predazione o molecole che favoriscono la dispersione delle spore.

In alcune specie la composizione chimica di micelio e corpo fruttifero è nettamente diversa; in altre, le differenze sono minime. Talvolta il micelio produce concentrazioni più elevate di principi attivi, altre volte è il corpo fruttifero a essere più ricco. Questa variabilità mette in crisi l’idea di uno standard di qualità basato solo sul corpo fruttifero.

In ottica micoterapica, la domanda più utile non è quindi “micelio o corpo fruttifero?”, ma: “Quale parte, quale estratto e quale dose mi servono per ottenere il beneficio che cerco, sulla base delle evidenze disponibili per quella specie?


Il messaggio deve essere semplice, ma non vago

Un approccio incentrato sui benefici non esonera i marchi dalla trasparenza sulla composizione. Al contrario: più il claim è specifico, più l’etichetta dovrebbe essere dettagliata.

Un’etichettatura seria dovrebbe indicare almeno:

  • la specie (es. Ganoderma lucidum, non solo “reishi”);
  • la parte fungina utilizzata (micelio, corpo fruttifero o entrambi);
  • il substrato di coltivazione (cereali, legno, segatura, ecc.).
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